Terremoto in Emilia: l satelliti misurano i movimenti del suolo causati della scossa del 29 maggio

Pubblicato il da areacentese

 

Nuovi dati dei satelliti radar COSMO-SkyMed dell’ASI hanno mostrato gli effetti permanenti dei movimenti del suolo relativi  al terremotodel 29/5, permettendo ai ricercatori di Cnr-Irea e Ingv di valutarne gli effetti

Roma, 6 giugno 2012 – Continua l’attività di monitoraggio dallo Spazio delle aree dell’Emilia Romagna colpite dal terremoto, avviata dal Dipartimento della Protezione Civile dopo l’inizio della sequenza sismica. Le nuove acquisizioni radar dei satelliti della costellazione COSMO-SkyMed programmate dall’Agenzia Spaziale Italiana su tutta l’area in cui sono in atto l fenomeni sismici hanno permesso di studiare gli effetti permanenti dei movimenti del suolo causati dalla scossa del 29 maggio 2012.
La zona maggiormente interessata si estende per circa 50 km quadrati, tra Mirandola e San Felice sul Panaro nella provincia di Modena: in essa il sollevamento del suolo è arrivato a 12 centimetri.  Tale sollevamento è stato causato dallo scorrimento in profondità dei due lembi della faglia sulla quale si è originato il terremoto del 29/5. 
Lo studio è stato condotto da un team congiunto di ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IREA di Napoli) e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) mediante una tecnica denominata Interferometria Differenziale che permette di misurare spostamenti del terreno anche dell’ordine di pochi centimetri su grandi aree. 
L’ultima acquisizione del sistema COSMO-SkyMed sulla zona interessata dal sisma era avvenuta la sera del 27 maggio, pochi giorni prima del secondo evento. Il calcolo della deformazione del suolo dovuta alla forte scossa del 29 Maggio è stato possibile solo dopo il primo passaggio utile del primo dei quattro satelliti della costellazione sulla stessa orbita, avvenuto nella serata del 4 giugno. 
“L’uso dei satelliti di COSMO-SkyMed, caratterizzati da tempi di rivisita molto brevi”,  spiega Eugenio Sansosti, Primo Ricercatore del CNR-IREA che ha coordinato l’elaborazione dei dati presso il CNR di Napoli, “ci ha permesso di avere a disposizione un gran numero di dati, tali da poter studiare e separare gli effetti delle prime scosse sismiche del 20 maggio da quelle avvenute il giorno 29. Con altri sensori, caratterizzati da tempi di rivisita più lunghi, questo non sarebbe stato possibile”.
Questo risultato è particolarmente interessante in quanto consente una analisi completa della zona interessata dalle deformazioni del suolo. “La zona interessata dai movimenti ha un orientamento prevalentemente est-ovest. Le sue caratteristiche, e il confronto con i dati della sismicità indicano che la faglia del 29/5 si colloca nella continuazione verso Ovest di quella del terremoto del 20 maggio”, spiega Stefano Salvi, dirigente tecnologo dell’INGV  che ha coordinato  l’elaborazione dei dati presso l’INGV a Roma.
Le osservazioni satellitari, oltre a fornire importanti informazioni nell’immediatezza di eventi sismici come in questo caso, rappresentano un patrimonio informativo fondamentale che, insieme ai dati raccolti sul campo e alla messa a punti di sofisticati modelli matematici, permette di approfondire la comprensione dei meccanismi fisici che sono alla base dei fenomeni sismici.

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