LA CITTA' COSI' MUORE!: è forte il grido d'allarme di Fernando Di Tata, già presidente CNA

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LA CITTA' COSI' MUORE!: è forte il grido d'allarme di Fernando Di Tata, già presidente CNA

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L'imprenditore: "Il comune secondo me è totalmente assente"

 

 

Di Giuliano Monari

 

7 Maggio, 2013 15:29

 

LA CITTA' COSI' MUORE!: è forte il grido d'allarme di Fernando Di Tata, già presidente CNA.

 

Incontro Fernando Di Tata nel suo ufficio all'ultimo piano di un bel palazzo di via Guercino dove ha la sede operativa della sua ditta. Mi accoglie calorosamente nel suo ufficio stracolmo di carte, pratiche e faldoni che fanno pensare ad una fervente attività imprenditoriale. Di Tata è seduto sulla sua poltrona, dietro ad un ascrivania massiccia e, sorridente, comincia a parlare. Evidentemente era tempo che queste cose le teneva dentro. Ha bisogno di fare uscire i suoi pensieri dalla mente. E' un uomo arrabbiato, un imprenditore che vive e opera a Cento da oltre 40anni preoccupato e allarmato per una situazione economica da "collasso". È un fiume in piena Di Tata. Da uomo 'operativo' quale è "non concepisco i tempi della politica che stanno ingessando la città di Cento già gravemente colpita da una crisi senza precedenti e dalla scopola terribile del terremoto". Si sfoga con me Di Tata: "Il centro storico è distrutto, la viabilità allo sbando, il comune assente su tutti i fronti". E prosegue: "parlo da imprenditore, da ex presidente CNA (attualmente riveste la carica di vicepresidente) e come cittadino, come contribuente. Non è accettabile - si scaglia contro le istituzioni comunali - una situazione del genere. Non è possibile che quando si riesce a parlare con qualcuno si scarica la responsabilità su Regione, Leggi, Decreti ed altri. La crisi - sbotta - è pesantissima e nessuno che ti aiuta a fare qualcosa. Dov'è la programmazione, dove sono le idee, cosa si pensa di fare subito per cercare di dare una mano al territorio?" Di Tata prosegue nel suo sfogo-allarme: "il comune, in questa situazione drammatica, secondo me è totalmente assente. Cosa è stato fatto in questi anni? Cosa stiamo facendo e cosa vogliamo fare per modificare questo andazzo? C'è - chiede con forza Di Tata - una risposta non politica? Quale strada dobbiamo prendere?" Il suo volto si fa tirato, le labbra socchiuse in un sibilo di preoccupazione: "Negli ultimi dieci anni - accusa - non è cambiato nulla, nemmeno cambiando i diversi schieramenti politici. Non è cambiato nulla - ripete - , l'unica cosa certa è che c'è stato il terremoto che ha peggiorato le cose". L'accusa verso l'amministrazione comunale si fa dura: "Ogni volta che si prende un appuntamento con qualcuno dell'amministrazione debbono passare mesi. Questo, per le imprese del territorio, per i commercianti, per i cittadini, non è accettabile! Qui - spiega - nessuno ce l'ha con nessuno, sono le politiche che stanno portando avanti i nostri amministratori che sono inesistenti, da dieci anni oramai. Avanti così - sentenzia Di Tata - l'economia di questo territorio, che è in coma, è destinata a morire definitivamente. Gli imprenditori vogliono politiche chiare e iniziative serie e concrete. Le chiacchiere portano solo rovina e miseria. Qui le aziende stanno morendo ... e nessuno fa nulla. L'unica cosa che funziona - ammette amaramente - sono le multe, i parcheggi a pagamento e i velox! Non si può continuare a mungere la vacca ... Prima o poi muore!"

 

 

© Riproduzione riservata (legge 22 aprile 1941 n. 633)

     
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