Dai falegnami ai sarti, i lavori che nessuno vuole

Pubblicato il da areacentese

Una strana crisi del lavoro

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Dai falegnami ai sarti, i lavori che nessuno vuole

 

 

 

 

 

Di Giuliano Monari

24 Maggio, 2013

 

 

Falegnami, panettieri e sarti: sono soltanto tre delle professioni che nessuno oramai vuole più fare, i lavori dimenticati. Secondo un'indagine svolta dalla Fondazione Studi consulenti del lavoro, elaborando i dati segnalati dai 28mila iscritti che gestiscono un milione di aziende, in Italia sono circa 150.000 posti di lavoro disponibili, per impieghi che non si cercano e non si vogliono fare. Secondo la Fondazione Studi, "in Italia molti posti sono vacanti e soprattutto i giovani cercano sempre le stesse strade, spesso contorte a causa ovviamente della crisi, senza però dimenticare anche le amicizie lavorative e un titolo di laurea che può avere un risvolto negativo della medaglia". In Italia, per esempio, mancano i panettieri. "E' un lavoro duro - spiegano i consulenti - e i turni lavorativi sono principalmente due: il primo nella tarda nottata, il secondo la mattina molto presto. I posti disponibili in questo campo sono 1.040 e non si riesce a coprire il 39% di queste posizioni vacanti". Un altro lavoro particolarmente snobbato è quello del falegname. In questo campo, soprattutto in questo periodo di crisi economica e lavorativa, i ricavi potrebbero essere molto elevati: "Basta fare il giovane presso un falegname esperto e, se si possiede una discreta somma di denaro, si può lavorare autonomamente. I guadagni sono assicurati, ma la strada è lunga e impervia". Disponibilità anche nel mercato degli infissi: esistono 1.500 posti da installatori e l'83% di questi non è ancora stato occupato. Un dato che può far riflettere. Altri due mestieri rifiutati sono, nonostante si possa pensare il contrario, quello dei baristi e dei camerieri. Le principali motivazioni - spiega la nota della Fondazione Studi - possono essere principalmente legate agli orari notturni. Spesso queste posizioni sono occupate dai giovani universitari che per andare incontro alle esigenze monetarie legate alle tasse universitarie arrotondano con questi lavori, cercando di proseguire al meglio gli studi. Nonostante la presenza degli studenti nel settore il settore della ristorazione e dei bar manca nella misura del 14%. Altri posti vacanti, spiega la nota, si possono trovare nel campo della pasticceria, in quello della macelleria, dove manca circa il 10% dei posti disponibili nelle aziende e, infine, anche nel campo della sartoria dove sarebbero disponibili circa duemila posti di lavoro, previo corso di specializzazione. Ci sono poi altre professioni di difficile reperimento, legate però a un preciso percorso formativo. Tra queste gli infermieri, i tecnici informativi e gli operai specializzati. Per quanto riguarda il comparto infermieristico, nel 2012, sottolinea la nota, c'è stata una richiesta di 22.000 nuove unità; il numero chiuso imposto dal sistema universitario (accettati solo 16mila nuovi studenti alla laurea triennale in scienze infermieristiche), e la scarsa attrattiva del lavoro, hanno imposto il ricorso all'utilizzo di molto personale straniero. "In Italia, dunque, ci sono 150.000 posti disponibili - conclude la Fondazione Studi - in questi lavori che nessuno cerca e che nessuno vuole".

 

fonte: Web e Fondazione Studi

 

© Riproduzione riservata (legge 22 aprile 1941 n. 633)

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