Casumaro piange don Alfredo Si è spento a 82 anni don Alfredo Pizzi - proclamato il lutto cittadino

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Casumaro piange don Alfredo

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Si è spento a 82 anni don Alfredo Pizzi - proclamato il lutto cittadino

 

 

 

Di Giuliano Monari

5 Giugno, 2013 8:20

 

 

È arrivata all'improvviso come un fulmine quando il cielo è limpido la notizia della morte di don Alfredo Pizzi, amato come uno di famiglia dalla comunità di Casumaro dove era parroco, amico, confidente e, soprattutto, una vera istituzione. Non basterebbero le pagine di un libro per tracciare la figura di don Alfredo Pizzi. "Sono felice, perché ora andrò in Paradiso". Sono state queste le ultime, toccanti ma rasserenanti parole, pronunciate con in un fil di voce, mentre don Ivo Cevenini, parroco di Renazzo e suo ex compagno di scuola gli impartiva l'estrema unzione all'ospedale Santissima Annunziata di Cento. Se ne è andato così don Alfredo, a 82 anni, 59 dei quali vissuti come guida spirituale di Casumaro e non solo. Era il 27 luglio 1954, quando affiancò don Ferioli come cappellano. Il 6 ottobre 1958 divenne sacerdote e da lì iniziò la sua attività pastorale. "Una persona che ha dato tutto ciò che aveva per gli altri, e anche di più - lo ricorda la sorella Alba, che è sempre stata al suo fianco -. Se ne è andato serenamente. Ha vissuto pienamente la vita che gli è stata concessa". E' grazie a lui che in paese sono nate le prime scuole medie, la biblioteca e la materna, grazie a lui hanno preso corpo associazioni come il Gruppo presepe, gli Scout, il Servizio accoglienza alla vita, il gruppo di formazione Decolores. E' stato cappellano in diverse aziende del territorio centese come Vm Motori e Fava, ha portato conforto agli ammalati al Santissima Annunziata e alle persone più povere. Gli stavano a cuore i più deboli e i più giovani. Tant'è che era preoccupato per i bimbi che avevano perso la scuola materna a causa del sisma e, per questo, nonostante la sua salute fosse precaria, non aveva voluto mancare all'inaugurazione della struttura donata dagli alpini. Indimenticabili i suoi viaggi nella Bosnia martoriata dalla guerra per portare aiuti e in Africa. Semplicemente un uomo straordinario, che si è speso per la propria comunità nella quale ha lasciato un vuoto incolmabile, straziante. "Era un punto di riferimento per tutti - lo ricorda il sindaco Piero Lodi -, impossibile da dimenticare. Con lui, ogni tanto si discuteva, ma sempre partendo da una base di rispetto". "Se non fosse stato per sua sorella - rivela monsignor Stefano Guizzardi - non si sarebbe nemmeno fatto ricoverare. Voleva compiere il suo dovere spirituale sino all'ultimo. Era un vero modello di vita amorevole verso umili ed afflitti". Stamane sarà aperta la camera ardente all'ospedale Santissima Annunziata, mentre alla sera si terrà una veglia funebre alla sala polivalente parrocchiale, dove domani sarà celebrato il funerale (alle 16,30), officiato dal cardinale Carlo Caffarra, coadiuvato dai parroci del territorio. Non mancherà nessuno all'addio a don Alfredo che con il suo rassicurante sorriso sorveglierà dal cielo i suoi compaesani e, forse, li indirizzerà con la sua celebre frase 'Mèt giudizi' (metti giudizio) che tutti, almeno una volta, hanno sentito pronunciare. E di lassù … don Alfredo, sono certo, ci guarderà con quei suoi occhi dolci e vivaci … e ci regalerà un sorriso … il suo grande sorriso …

 

 

 

 

© Riproduzione riservata (legge 22 aprile 1941 n. 633)

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