Mediazione Sociale: Camelot fa il punto nel dopo sisma

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Mediazione Sociale: Camelot fa il punto nel dopo sisma

20 Luglio, 2012 8:41

Di Giuliano Monari

Progetto di ‘Mediazione Sociale’ del Comune di Cento, 'Camelot' fa il punto dopo il sisma Il ‘Progetto di mediazione sociale’ messo in campo dalla Cooperativa Sociale Camelot lo scorso gennaio, in stretta collaborazione con il Comune di Cento Servizi Sociali, si è trovato ad operare in un contesto – quello determinato dagli eventi sismici che hanno colpito il comune di Cento – in parte diverso da quello preventivato. «Eravamo partiti per operare all’interno del quartiere Ceres – spiegano i responsabili di Camelot – e ci siamo trovati ad operare nelle tendopoli realizzate per accogliere gli sfollati». In questo primo aggiornamento sull’attività svolta in questi mesi – spiega il vicesindaco di Cento Mario Pedaci - «siccome molte cose sono cambiate, abbiamo voluto fare il punto dopo il terremoto». Questi progetti – afferma l’assessore ai Servizi Sociali Massimo Manderioli - non danno effetti immediati, ma la domanda da fare è: chiediamoci come sarebbe la situazione se non avessimo posto in essere questi progetti». Infatti, dal report di Camelot, emergono alcune questioni: Per Camelot - come spiega il responsabile - «da gennaio scorso stiamo svolgendo un lavoro di mediazione sociale che é partito dal quartiere Ceres, segnatamente per quanto riguarda il vivere insieme, attraverso un approccio trasversale che il territorio mette a disposizione, con un taglio partecipativo, e ci siamo ritrovati a svolgere un’azione all’interno delle tendopoli. Il nostro obiettivo – chiarisce - é si quello di prevenire le eventuali conflittualità, ma inevitabilmente, con l’evento terremoto, è diventato anche quello di intervenire su situazioni complicate già in essere, dovute alla convivenza di diverse culture ed esigenze all’interno delle tendopoli». Il lavoro ha consentito dunque di analizzare le criticità che erano già esistenti. «Il nostro compito di partenza – aggiunge - era quello di creare momenti conviviali tra le persone del quartiere. In questo momento, stante la situazione post sisma, stiamo cercando di facilitare il rientro nelle abitazioni a coloro che hanno la casa agibile e debbono vincere la paura». Nella tendopoli «stiamo facendo una lavoro di mediazione sociale curando le buone relazioni tra persone che vivono la stessa situazione. Secondo noi è stata fondamentale – aggiunge - la collaborazione dei cittadini che vivono nel territorio, la situazione di emergenza, infatti, ha favorito la realizzazione di fenomeni di aggregazione spontanea. Un tipico esempio è stato quello del parco dietro alla Pandurera: li - afferma - si é creata una forte solidarietà tra chi viveva la situazione del campo e i cittadini». Questa situazione drammatica, in definitiva, pare che abbia favorito la riscoperta dei rapporti di buon vicinato, consentendo alle persone di riprendere e riscoprire un lato di umanità legata ai rapporti tra vicini. «Nei campi – aggiunge il responsabile di Camelot - stanno lavorando degli psicologi bio-sistemici che offrono momenti aggregativi, specialmente per le donne, che così possono dedicarsi alle attività tipiche per alcune etnie, come ad esempio il cucito». Sono stai attivati corsi di italiano e di cucina per sensibilizzare le persone a creare momenti di socializzazione. «Sempre nel quartiere Ceres – aggiunge - abbiamo intenzione di attivare dei progetti che creino ‘discriminazione positiva’: penso a corsi di italiano per bambini, che alla fine di agosto vorremo far partire integrandoli col progetto iniziale in collaborazione col Comune di Cento». In questi frangenti – afferma l’assessore Mandrioli – si sono notate delle impostazioni di ‘sola pretesa’ da parte dei cittadini stranieri. Sarebbe utile – prosegue l’assessore – sollecitare queste persone, attraverso azioni mirate, per poter fare ‘insieme’, chiedendo collaborazione a chi vive il campo. In questo modo - gli fa eco il vicesindaco Pedaci - si attiverebbe quella integrazione spicciola del ‘ribocchiamoci le maniche e cominciamo a fare insieme’». I responsabili di Camelot affermano che «uno degli obiettivi che ci siamo preposti é proprio quello di innescare i processi di integrazione, sollecitando i cittadini a farsene carico, perché la posta in gioco é di tutti». Pedaci sottolinea che «il progetto è partito a gennaio scegliendo la Ceres con motivazioni di maggiore raggruppamento di persone e non perché la riteniamo particolarmente degradata». Camelot ha sul campo due persone impegnate sul discorso mediazione sociale, affiancate dall’ufficio stranieri del comune di Cento. Queste due persone, Eris e Simonetta, «sono stati immediatamente accettati come persone del comune». Il ruolo di Camelot, inizialmente finalizzato al far stare meglio insieme le persone, ora é stato finalizzato maggiormente al far rientrare le persone spaventate dal terremoto nelle loro abitazioni. «É auspicabile che anche persone e cittadini di qualunque etnia partecipino al progetto per dare il loro contributo, solo così – chiosa Pedaci – si arriverà all’integrazione ‘partecipata’ che tutti auspichiamo». Questo lavoro é stato svolto, «fin da subito, il tutti i campi che si sono venuti a formare dopo il sisma - ha affermato Roberta Fini dei Servizi Sociali del comune di Cento - dove è stata necessaria una manutenzione delle relazione sociali al interno dei campi».

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