Lettere al Direttore: A proposito di ... Una chiesa provvisoria per un'unita' definitiva
Lettere al Direttore
anno 2012
lettera del 6 settembre 2012
A proposito di ... Una chiesa provvisoria per un'unita' definitiva
Buongiorno Direttore,
Mi ero ripromesso di non dire nulla sulla decisione di costruire una "Chiesa di tutti i fedeli centesi", tuttavia vista la piega che stanno prendendo gli avvenimenti mi sentirei in colpa se non esprimessi la mia opinione: cioè quella di uno dei tanti parrocchiani "altri", nel senso che non ho sottoscritto la nascita del "comitato pro restauro immediato di San Biagio", non ho intenzione di costituirne un altro e tanto meno voglio contribuire ad aumentare la divisione che si va creando tra i parrocchiani. Ho appreso le motivazioni contrarie, riportate in maniera stringata dai giornali, e devo dire che alcune le ritengo risibili. Prima di richiamare la storia e la tradizione come garanzia della propria fede, in questi giorni in cui piangiamo il Cardinal Martini, con Lui mi trovo a riflettere sulla "necessità di giungere a superare le tradizioni religiose quando non sono più autentiche". E' da un po' di tempo che osservo le Confraternite, le Organizzazioni ed i Gruppi ecclesiali della parrocchia e rifletto su quanto gli stessi possano essere garanzia di continuità della fede che li ha prodotti e del carisma di cui ciascuno è portatore. La riflessione non tocca certo il cuore e la sensibilità di ciascun confratello o di ciascun associato, ma l'impressione che spesso colgo è che ogni associazione finisca con l'essere autoreferenziale e per questo incapace di promuovere una testimonianza cristiana di unità limitando spesso il suo servizio agli aspetti formali; il chè, intendiamoci, non è poco, ma non è certo espressione viva di una testimonianza sostanziale propria di una comunità di battezzati. Il mio desiderio è di tentare di offrire una riflessione obiettiva sulle cose, partendo dal valore della "Pastorale integrata", che proprio perchè rivolta a tutto il popolo di Dio che vive in Cento e che è continuamente in cammino nella storia, non si appiattisce sull'esistente, ma si proietta verso il futuro, conservando, pur nella diversità delle forme, la verità sostanziale del messaggio evangelico per i nostri figli ed i nostri nipoti, chiamati a misurarsi in una realtà ben diversa da quella in cui sono cresciute la mia generazione e quelle prima della mia. Credo che i Consigli Pastorali, ai vari livelli, non siano consigli d'amministrazione, l'attività dei quali ha risvolti prevalentemente economici, ma siano Consigli dai quali i fratelli in Cristo si aspettano la traccia di un cammino da fare insieme come Popolo di Dio pur nella diversità dei carismi personali e associativi. Se questo è il quadro ben venga un "Ovile" sentito da tutti come la propria casa. In essa ciascuno, portatore di esperienze diverse, potrà celebrare l'Eucarestia e testimoniare il Signore senza dire "Io sono di Paolo" ,"Io invece di sono di Apollo", "Io invece di Cefa" "E io di Cristo" (1 Cor.1,12); si sia finalmente un'unica Chiesa a prescindere dal luogo fisico in cui il pastore riunisce le sue pecore! Dal punto di vista della spesa poi, vale la pena riflettere sulle parole di Gesù nella cena di Betania per convincersi che non c'è prezzo per un'azione buona e d'amore verso Gesù e la Sua Chiesa, perché serve a rendere visibile l'unità di battezzati per i quali un "ovile" non è più accogliente di un altro. Ho l'impressione, e Dio sa quanto vorrei sbagliarmi, che l'obiettivo della polemica non sia la nuova chiesa, ma il Parroco, Don Stefano Guizzardi. Ricordo quando, il giorno di San Biagio, il Cardinale invocò l'illuminazione dello Spirito Santo nella scelta del nuovo Parroco. Come sempre l'illuminazione dello Spirito risponde a chi la chiede con fede! Lo Spirito Santo e la Sapienza di Dio ci hanno donato un Parroco che con pazienza ed umiltà sta facendo germogliare sul magnifico Back Ground culturale, lasciatoci in eredità da Monsignor Baviera, una comunità di credenti fondata più sulla "sostanza" della religiosità individuale e comunitaria, che sulla sua forma. Se tutto ciò può disturbare il quieto vivere, è bene ricordare che Gesù è venuto per trasformare il mondo, non per lasciarlo immutato. A noi laici il Battesimo ha assegnato tre ben chiare funzioni: una regale, una sacerdotale ed una profetica; esercitiamole, anche questo ci chiede il Concilio Vaticano II. Saluti carissimi.
Alberto Proni