I CENTESI DI ARDIN Il dialettale sul palcoscenco della Rocca
I CENTESI DI ARDIN |
| Il dialettale sul palcoscenco della Rocca 30 Agosto, 2012 9:10 Di Franco Vergnani
Nel contesto del Settembre Centese 2012, è andata in scena ieri sera nella cornice del Castello della Rocca, una commedia-spettacolo della compagnia i Centesi di Ardin. Si direbbe che tutto è normale, che il tempo sia tornato a prima del 20 maggio scorso, che tutto sia perfettamente agibile questo il messaggio che lo spettacolo che per due ore e mezza, hanno voluto portare i componenti della compagnia i Centesi di Ardin, di fronte ad una nuvola di gente di quelle nuvole che non portano disastri ma solo risate e applausi per accompagnare quella che si è rivelata una parentesi di "centesità" non solo sul palco ma anche in mezzo alla gente accorsa così numerosa da costringere tante persone a rimanere in piedi, e che ci ha fatto sentire per quel lasso di tempo che è durato lo spettacolo a casa nostra, ho risentito finalmente il dialetto centese che stavo quasi dimenticando, l'aria si era improvvisamente riempita di quei profumi che ci ricordano la nostra terra, odore di sugo, di gnocchini fritti. Lo spettacolo è scivolato via leggero come una piuma, recitata la commedia in modo forse grezzo ma appasionato, la seconda parte dello spettacolo ci ha regalato frizzi e lazzi che sono stati seguiti con la sottolineatura di risate e applausi sinceri. Quando lo spettacolo è terminato dopo l'esibizione di pseudo artisti come Mina, Raffaella Carrà, o come un Gianni Morandi molto casereccio e sul palco non era rimasto più nessuno, bastava alzare un pò lo sguardo per intravedere la Rocca al buio, illuminata da una luna leggera ed eterea, era il momento dei pensieri che riportavano alla realtà, di una città ferita e intenta a rialzarsi perchè mai potremo dimenticare lo "sgarro" che la natura ha fatto alla nostra terra, a cui noi però rispondiamo anche con questi momenti di allegria e spensieratezza, per dire al mondo vedi: non ci fa paura niente , Cento ci sarà sempre. © Riproduzione riservata (legge 22 aprile 1941 n. 633) |