Donazione di sangue e abitudini sessuali Qualcuno dice: certe abitudini sono “comportamenti a rischio”
Donazione di sangue e abitudini sessuali |
| Qualcuno dice: certe abitudini sono “comportamenti a rischio” 8 Ottobre, 2012 20:18 Di Marco Cevolani
Un recente articolo apparso sull'Unione Sarda, nel quale viene riportato dell’impossibilità di un cinquantenne di donare sangue perché omosessuale, quindi un “comportamento a rischio”, almeno stando a quanto affermato dal medico di turno – e come riportato dallo stesso giornale – ha riacceso il dibattito sul fatto se l’omosessualità sia o meno un fattore di rischio per il protocollo delle donazioni. Già in passato si erano verificati casi analoghi in altri centri trasfusionali italiani. Noi per fare chiarezza avevamo chiesto un parere al Ministero della Salute, che a sua volta ci ha dirottato all’Istituto Superiore di Sanità, ma ancora nessuna risposta ufficiale. Però ci siamo domandati: “E a Cento come funziona la cosa?” Abbiamo chiesto lumi all’Avis Comunale e il personale medico ci ha risposto che “l’omosessualità non è ritenuta un comportamento a rischio. Comportamento a rischio è praticare, ad esempio, sesso non protetto, ma questo vale – si è precisato – tanto per le persone eterosessuali che omosessuali. Nei moduli che facciamo compilare ai donatori prima di qualsiasi donazione non è indicata l’omosessualità come fattore di rischio e non chiediamo certo di indicare il proprio orientamento sessuale”. Come è possibile quindi che a volte chi si è dichiarato omosessuale sia stato “rimandato indietro”? “Il parere del medico è quello che conta in ultima istanza – ci è stato spiegato - può essere che nei casi riportati dalla stampa ci fossero altri fattori di rischio”.
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